Alessandro Rocchi è stato nella struttura nazionale della Filt dal 1992.
Non era l’inizio del suo impegno sindacale, prima c’era stata la Filt del Lazio e, prima ancora, l’attività di rappresentante sindacale nel suo posto di lavoro, tra i macchinisti di FS. Dal 2003 al 2008 ha assunto l’incarico di segretario generale della Filt del Veneto, incarico svolto, come sempre, con grande capacità e competenza e molto apprezzato dai compagni della Filt e della Cgil, con i quali ha sempre mantenuto un rapporto fraterno, frutto dell’amicizia e della stima, conquistate in pochissimo tempo. Lui, romano, trasferito temporaneamente in Veneto. Poi il rientro in Filt nazionale, nella segreteria dal 2008 al 2016.
Dal luglio 2016 è stato segretario generale della Filt Cgil.
Chiamato alla guida della Filt dai compagni della Filt e dalla Cgil, per generale e unanime riconoscimento del valore e delle grandi capacità dimostrate in tutto il suo lavoro precedente. Chiamato perché nella sua storia di dirigente della Filt e della Cgil non ha mai chiesto nulla per sé. Il suo modo, quasi schivo, di vivere la presenza nella Filt era una costante ogni volta che gli è stato chiesto di assumere un ruolo nell’organizzazione. La sua domanda anche quando gli è stato chiesto di assumere l’incarico di segretario è stata: “Ma siete sicuri?”. Eravamo tutti sicuri, non c’era possibilità di sbagliare per la sua grande intelligenza, passione ideale, rigorosa preparazione e dedizione instancabile al lavoro.
Un dirigente della Cgil esemplare per il rigore, la serietà, lo studio, la capacità di ascolto e di sintesi delle istanze del mondo del lavoro. Era un contrattualista straordinario, preparato, paziente, capace di mediare, determinato sui punti non mediabili. Stimato e rispettato dai rappresentanti delle controparti che ne hanno sempre riconosciuto la serietà, l’intelligenza e la grande preparazione. Instancabile nelle trattative, molto spesso interminabili, con tanti protagonisti impegnati a far perdere inutilmente tempo, senza dichiarare le reali intenzioni.
Ad Alessandro non appartenevano questi metodi e aspettava con grande pazienza che si consumassero i rituali per intervenire. Chi ha partecipato con lui alle riunioni lo ricorda impegnato a disegnare sui fogli, fittissime e perfette evoluzioni geometriche, che riempivano gradualmente le pagine, apparentemente distratto, ma in realtà concentratissimo, in attesa che arrivasse il momento adatto per intervenire nella discussione, cosa che, quando avveniva, molto spesso faceva avanzare la trattativa. Ha insegnato tanto a molti, con l’esempio e anche con le sue reazioni di grande irritazione, davanti all’approccio superficiale, all’improvvisazione, alla mancanza di studio e di approfondimento che, ogni tanto, si trovava ad affrontare nelle riunioni e nelle trattative sindacali.
Le grandi qualità del sindacalista sono cresciute su una solida e profonda base ideale che ha sorretto la sua formazione politico sindacale e tutta la sua attività in Cgil. Quelle ragioni ideali che lo hanno portato all’impegno in Cgil, insieme a tanti giovani della sua generazione, sono state sempre la guida per un impegno senza discontinuità nel lavoro che sentiva profondamente essere dalla parte giusta.
Nelle tante riunioni, negli anni in Filt, negli scritti, c’è sempre stato il rifiuto delle semplificazioni, degli slogan facili, del rivendicazionismo che non si confronta con la realtà. Non sono mancati momenti di aspro confronto con il corporativismo e con le rivendicazioni di mestiere che hanno segnato il confronto sindacale nei settori pubblici. Il contrasto delle spinte corporative è stato sempre accompagnato dalla ricerca di soluzioni contrattuali, con il senso della misura nella conduzione dell’azione sindacale. Senso della misura, mai accomodamento. È stata sempre, al contrario, l’attenta valutazione del contesto, dello stato delle aziende nella situazione economica e sociale del Paese. Un modo non declamato per la realizzazione piena della confederalità nell’azione sindacale in categoria. Nei rapporti unitari con le Federazioni di Cisl e Uil spesso difficili, c’è stata sempre la massima attenzione a non recidere mai il filo del dialogo attraverso la ricerca dei punti di convergenza.
Il lavoro con i giovani e l’attenzione a fare spazio e a consentire il rinnovamento sono state tra le cose più belle e importanti dell’impegno in Filt, a conferma della grande passione e del grande senso di appartenenza alla Cgil. Alessandro riconosceva nei processi formativi lo strumento per la dotazione di una base necessaria a fare bene un lavoro che ha bisogno di preparazione, di metodo e di conoscenza delle dinamiche della contrattazione. Tra il 2012 e il 2014 ha curato in prima persona un percorso formativo per circa 150 giovani, provenienti da tutte le regioni e da tutti i settori della Filt. Due anni di lavoro tra progettazione, preparazione e svolgimento dei corsi. È stato uno straordinario sforzo organizzativo ed economico della Federazione, che ha coinvolto esperti come docenti e tante compagne e tanti compagni della Filt. Tutto preso in carico da Alessandro e portato a conclusione con grande successo ed entusiasmo dei partecipanti. Una pagina bellissima delle tante cose che ha dato alla Filt.